Fu anche soldato e la centralità della Storia nella sua arte fini per causare l'eclissi. Ora una mostra lo riscopre, a Lucca
di ELISABETTA BERTI
Come per una giustizia carsica, ogni tanto la storia dell'arte rimette a fuoco figure che furono centrali nel loro tempo e che poi, per varie ragioni, sono scivolate ai margini del racconto. La mostra che Lucca dedica al pittore ottocentesco Luigi Norfini - fino al 26 aprile tra la Casermetta di Villa Guinigi e le sale di Palazzo Mansi a Lucca, con una tappa a Palazzo Galeotti a Pescia - fa parte di questo novero: non vi si riscrivono canoni, né si restituiscono capolavori misconosciuti, bensì si riscopre che Norfini, oggi quasi un nome per specialisti, in vita fu artista celebrato, figura chiave delle istituzioni artistiche toscane, protagonista del Risorgimento non solo con il pennello, ma anche in veste di combattente.
Fu definito "pittore del re" come ricorda il titolo della mostra organizzata dai Musei Nazionali di Lucca e curata da Luisa Berretti, Emanuele Pellegrini ed Ettore Spalletti. Il bicentenario della sua nascita è l'occasione di questa mostra, la prima di rilevanza nazionale da quando i Musei di Lucca hanno conquistato l'autonomia sancita dalla riforma Sangiuliano. Il pittore del Re. Luigi Norfini nell'Italia del Risorgimento, che comprende prestiti da musei di Torino, Milano e Firenze, insieme a opere custodite dagli eredi, offre una rilettura di una carriera che fu lunga e ricca, segnata da una fedeltà ostinata alla tradizione accademica del disegno e del nudo.
L'esposizione restituisce il suo percorso, dalle grandi tele di battaglie - le più spettacolari sono Vittorio Emanuele Il e gli zuavi. Vittoria di Palestro (1863) in prestito dal Museo del Risorgimento di Torino e appena restaurata, e La Battaglia di Novara (1859) dal Museo di Milano - fino alla ritrattistica ufficiale.
Norfini visse il Risorgimento in prima persona. Nel 1848 partì volontario per Curtatone e Montanara e da quell'esperienza nacquero disegni presi sul campo che anticipava il suo futuro di pittore di storia. Quando negli anni successivi, il genere si istituzionalizzò e divenne strumento per costruire l'immaginario della nuova nazione, Norfini fu tra coloro che meglio ne interpretano le esigenza. Così le opere monumentali, come le grande scene di Palestro, Novara o San Martino, entrarono nelle collezione di Casa Savoia e fissarono per il grande pubblico il volto dell'Italia nascente.
La mostra lucchese accosta Norfini ai coevi Fattori e Signorini e affianca la grande tele publiche a ritratti borghesi e quadri di storia destinati a collezionisti come Frederick Stibbert, fino agli interni dipinti negli ultimi anni. Ne emerge un artista complesso, non riducibile all'etichetta di "pittore di battaglie". Direttore per oltre vent'anni dell'istituto di bel arti di Lucca, fu un maestro rispettato, uomo delle istituzioni capace di muoversi tra accademie, concorsi, commissioni ufficiali e tutela del patrimonio.
Forse propio questa centralità fu, paradossalmente, il motivo del la sua successiva eclissi: il Novecento, can le sue avanguardie, ha avuto poco indulgenza per chi aveva incarnato l'Ottocento "ufficiale". Ora la mostra di Lucca restituisce Norfini all sua statura Storica. E non è poco.
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