Museo Libero Andreotti
Incontri Venerdì
13 marzo, 16:30
La collezione Ansaldi nel Museo Palazzo Galeotti
Sara Tonni
Abstract
Conservata nei depositi di Palazzo Galeotti dal 1989, la collezione fu donata allo Stato italiano da Giulio Romano Ansaldi, storico dell’arte attivo a Roma e figlio dell’avvocato Carlo Francesco, originario di Pescia ed esponente di una famiglia profondamente legata alla Valdinievole. Attualmente oggetto di studio e catalogazione in vista di un futuro riallestimento museale, la raccolta comprende oltre 3000 opere antiche e moderne – dipinti, bozzetti, disegni, sculture e oggetti di varia natura – ed è il frutto di un collezionismo febbrile che restituisce un’immagine vivida del milieu culturale e della vitalità del mercato artistico romano nei primi decenni del Novecento. La conferenza illustrerà le caratteristiche principali del nucleo, i primi risultati delle ricerche e le prospettive del progetto di valorizzazione.
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Storica dell’arte, Sara Tonni è ricercatrice post-doc presso la Scuola IMT Alti Studi di Lucca. Formatasi tra Trento e Verona, nel 2018 ha avviato la collaborazione con il Thorvaldsens Museum di Copenaghen, dove ha svolto diversi periodi di ricerca, anche grazie al supporto della Fondazione Monte di Lombardia (Pavia). Nel 2024 ha conseguito il dottorato presso l’Università di Trento con una tesi sulla collezione di pittura italiana antica formata a Roma da Bertel Thorvaldsen nel primo Ottocento. Autrice di saggi e articoli scientifici, ha collaborato con diverse istituzioni museali, tra cui il Museo Diocesano Tridentino, Villa Carlotta a Tremezzina e il Museo Palazzo Galeotti a Pescia.
Sara Tonni • YouTube trascrizione
Museo Libero Andreotti
Incontri Venerdì
13 marzo, 16:30
La collezione Ansaldi nel Museo Palazzo Galeotti
Sara Tonni
Buon pomeriggio a tutti e a tutte. Grazie davvero per la presentazione a Claudia Massi, a Emanuele Pellegrini e a Claudio Pizzorusso, così come grazie per l'invito e per l'aiuto in questi mesi.
Vi chiedo scusa in anticipo e spero che mi perdonerete se per iniziare a parlarvi della collezione Ansaldi, oggi appunto conservata presso il Museo Civico di Palazzo Galeotti, partirò in un certo senso dalla fine ossia da un trafiletto pubblicato nell'estate del 1943 all'indomani proprio della scomparsa di Carlo Francesco Ansaldi sulla prestigiosa rivista "L'Arte" fondata da Adolfo Venturi. L'articoletto è intitolato "Un appassionato collezionista d'arte" e fornisce infatti una preziosa testimonianza dell'avvocato Ansaldi, che è qui ritratto dall'amico il pittore siciliano Rosario in un'opera con dedica, facente parte appunto della collezione.
"Chi l'avesse visto la prima volta non avrebbe forse mai supposto in lui uno dei nostri più fermi riacuti collezionisti d'arte. Tanto era dimesso il sospetto e semplice su fare. Eppure l'avvocato Carlo Francesco Ansaldi, scomparso all'improvviso a Roma il primo marzo scorso, aveva saputo unire all'attività forense una straordinaria passione per l'arte l'aveva reso durante anni un vincitore di nobile famiglia toscana originaria di Volti nel Genovesato, si era stabilito a Roma più di 35 anni fa e ben presto si era messo a raccogliere quadri. Tale raccolta è pressoché ignorata, tranne che da pochissimi amici e mai nulla di essa è stato pubblicato o reso noto. Oggi si può ammirare in casa Ansaldi una delle più interessanti collezioni private, particolarmente per la pittura dell'Ottocento e improntata a un carattere tutto proprio. Non presenta, infatti, i grossi pezzi della galleria tranne qualche eccezione, ma una quantità infinita di piccoli quadri, di studi, di bozzetti che ci portano a conoscere la pittura del secolo passato [l'Ottocento] nel suo aspetto più intimo e spesse volte più vivo e più vero, rivelando la sensibilità del loro raccoglitore. Parlare qui praticamente di questa raccolta non sarebbe possibile. La messe è tale che si potrebbe scrivere facilmente un intero volume. C'è da augurarsi che un giorno venga preparato un compiuto catalogo, questo potrà riuscire uno strumento quantomai prezioso per addentrarsi nello studio del nostro Ottocento. Per il momento basti dire che forse tutti gli artisti del secolo scorso, chi più chi meno, si trovano rappresentati nella quadreria dell'avvocato Ansaldi, magari con una semplice impressione o con un disegno, ma spesso con opere significative, anche se di piccola mole. Questo fatto da solo può dare un'idea dell'interesse della collezione nella quale non è difficile incontrare opere con grandi firme accanto ad altre attribuite e che in alcuni casi, ben inteso, potranno anche ricevere nuovi battesimi in un fervido e fecondo esercizio di giudizi e di attribuzioni. Difficoltà di tempi di vita non avevano permesso all'Ansaldi di arrivare a grandi acquisti (fondamentale). Ecco allora aguzzare l'ingegno e rafforzare la volontà a cercare per ogni dove per procurarsi opere non meno gustose e interessanti, con spese ben modeste. Si può dire solo che cominciò a raccogliere dipinti l'anno stesso che giovanissimo venne a stabilirsi a Roma (cioè il 1908) e che molto potè trovare fin dei primi tempi, ma che continuò la sua opera appassionata anche in seguito e fino alla vigilia della sua morte repentina. E, ripetiamo, tutto sacrificando e aiutandosi anche con la sua stessa professione, non tralasciando, ogni volta che gli fu possibile, di farsi compensare l'opera sua di avvocato con quadri o con altre opere d'arte piuttosto che con denaro". Per l'appunto qui vediamo Carlo Francesco Ansaldi accanto ad Alceo Dossena, celebre artista e falsario dalle origini cremonesi e attivo a Roma, che l'avvocato aveva difeso in un processo dall'accusa di essere antifascista sul finire degli anni Venti del Novecento. E ancora, "il suo mondo era la classica via Margutta, Campo dei Fiori, Monte Brianzo, i quartieri della vecchia Roma, fra artisti, restauratori, rifoderatori, antiquari, oratori, corniciai, formatori e ogni altra specie di gente che vive nell'arte e per l'arte. Nelle fotografie l'installazione natalizia realizzata appunto via Margutta nel 2023 che celebra alcuni dei più importanti artisti e registi vissuti nella via: qui vedete Fellini, Burri, ma anche Thorvaldsen, giusto per fare qualche nome. La passione per l'arte, che era nel sangue, ha saputo dare i suoi frutti fecondi. Forse lontana eredità di famiglia nel Seicento è ben noto Giovanni Andrea Ansaldi di Voltri, uno dei più significativi rappresentanti della scuola genovese e al termine del Settecento Innocenzo Ansaldi, notevole ritrattista e scrittore d'arte. Infatti la famiglia Ansaldi, di origini liguri si era trasferita a Pescia solo verso la seconda metà del Seicento per lavorare appunto la la carta fondando la cartiera a Pietra Buona, passata poi a Magnani nel 1860.
Ed è proprio da Innocenzo che vorrei partire per tracciare seppur brevemente la storia della famiglia e anche delle collezioni. Artista ed erudito, nato a Pescia, dopo aver frequentato il seminario arcivescovile di Firenze iniziò a interessarsi di pittura e scultura e si iscrisse alla carina di disegno appunto a a Firenze. Dopo una formazione in varie città italiane, tra cui ricordiamo Roma, ma anche Napoli e Bologna ad esempio, fu però costretto a rientrare a Pescia a causa della morte a distanza di poco tempo, di entrambi i genitori e del fratello della cognata, quindi per prendersi cura della della famiglia dei nipoti, continuò comunque la sua opera pittorica con commissioni anche nelle chiese della zona e del resto della Toscana redigendo quello che si può considerare are un po' il primo trattato artistico sulla Valdinievole. Del suo soggiorno romano, tra l'altro si trova ancora traccia in vari studi disegni, schizzi che sono nei suoi taccuini che sono stati studiati in parte esposti alla mostra "Due secoli di disegno" curata da Claudia Massi e Livio Fasolo nel 2025 qui al Museo Libero Andreotti. Vedete qua un esempio in cui riprende la Sibilla cumana del Domenichino e è proprio a lui, a Innocenzo, che si deve l'arricchimento delle collezioni di famiglia oltre che con le sue opere, disegni e tele dove rappresenta i vari membri della famiglia Ansaldi, come quello sulla sinistra che è il tratto del padre conservato al momento presso il municipio di Pescia, motivo per cui ho solo questa fotografia per la quale mi scuso, perché è scattata da lontano, o come la Maddalena penitente sempre dell'Ansaldi, acquistandone però altre, ad esempio le due che vi mostro molto rapidamente in foto. Quindi la parte più antica della collezione forse si dovette appunto a Innocenza Ansaldi. Tale attività collezionistica fu probabilmente proseguita nella seconda metà dell'Ottocento da Alessandro Ansaldi, avvocato di formazione, padre del nostro Carlo Francesco, di cui vedete vari ritratti (non bellissimi), tutti presenti in collezione Ansaldi e chiaramente derivati, ho capito poi, da una fotografia che di recente mi è stata segnalata da Paolo Baldini, che ringrazio, che è l'attuale presidente della Pubblica Assistenza di Pescia, carica che ebbe per primo alla sua fondazione, nel 1892, proprio Alessandro Ansaldi. A cui, oltre il merito di essere stato il primo presidente, appunto, nel biennio 1892-1893, va anche il merito di aver redatto un prezioso documento, un manoscritto riservato nella Biblioteca di Pescia che intitolato "Memorie della famiglia" ci dà moltissime informazioni a partire dalle origini della famiglia sino al 1914 circa. Ed è proprio da questo documento, come è già stato evidenziato dagli studi di Emanuele Pellegrini, che è possibile ricavare la data del matrimonio di Carlo Francesco, figlio di Alessandro, celebrato a Viareggio l'8 aprile 1907 alla presenza, tra l'altro, di un pittore pesciatino: Italiano Franchi. La sposa, che vedete in un altro quadro in collezione Ansaldi, era l'ebrea Matilde Carvaglio, figlia di un banchiere pisano trasferitosi a Milano per affari. Una figura quest'ultima su cui penso valga la pena soffermarsi, seppur brevemente, visto che mi sono fatta l'idea che la passione per l'arte riguardasse anche la sua famiglia, non solo quella degli Ansaldi, dal momento che il padre aveva nominato erede la figlia provvedendo a un legato di 400.000 lire, destinate all'Ospedale Maggiore di Milano. E infatti nel 1930, all'indomani della scomparsa del padre, la Commissione artistica dell'ospedale commissionò a niente po po di meno che Mario Sironi un ritratto scelto addirittura come immagine di copertina per i celebri volumi Electa dedicati al patrimonio artistico della Ca' Granda.
Ritratto sul quale Matilde in realtà ebbe un po' a che ridire, come apprendiamo da questa lettera diretta alla Commissione artistica dell'Ospedale, e da cui emerge, io credo, la sua dimestichezza con l'arte. In quanto scriveva che "per quanto il ritratto stesso sia opera di egregio e stimato artista ho dovuto considerare che il quadro è eseguito in forma di impressione troppo sintetica, troppo abbozzata, così da rendere la persona effigiata in modo molto sommario e rude, poco adatto a rievocare l'anno dolce mite e melanconico del defunto". Non sorprenderà dunque che fu sempre Matilde a commissionare a Carlo Quattrini il monumento funebre del padre per la sua sepoltura nell'ala israelitica dell'ospedale monumentale di Milano con una dedica proprio da parte sua. Il bozzetto di questo monumento fino almeno al 1973 tra l'altro si trovava proprio in collezione Ansaldi. Oggi purtroppo è disperso. Arriviamo però all'ultimo discendente della famiglia, figlio Carlo Francesco e Matilde Carvaglio, ossia Giulio Romano Ansaldi, nato a Roma nel 1908 che non seguì le norme dei suoi avi intraprendendo una carriera forense, bensì divenne storico dell'arte studiando prima con Adolfo Venturi e poi con Pietro Toesca. Professore al liceo Dante Alighieri di Roma, operando sempre in contesti non accademici, per tutta la vita riuscì comunque a dedicarsi a ricerche e studi eterogenei, spaziando moltissimo per cronologie e ambiti. Ricordo ad esempio la sua monografia sugli affreschi altomedievali di San Vincenzo a Galliano, nel comasco pubblicata nel 1949, o ancora allo studio sui disegni di Giulio D'Angelo, artista catanese ma residente a a Roma, che aveva conosciuto e frequentato come attesta anche la presenza di alcuni disegni e dipinti, come vedete, in collezione. Collezione che Giulio offrì in dono per la prima volta alla Cassa di Risparmio di Lucca nell'estate del 1972. La cassa si era dichiarata interessata all'acquisizione. Peccato che all'epoca la collezione si trovava sì tutta in casa di Giulio a Roma, in un appartamento in via Menotti, ma era in realtà una proprietà condivisa con la sorella Rosa e rischiava dunque di venire frazionata. Nacque così l'urgenza di vincolare la raccolta, come anticipato prima dal professor Pellegrini, attraverso una dichiarazione di interesse per preservare l'interezza l'interezza della raccolta e evitare così la dispersione. La questione già ripercorsa, appunto, nei suoi studi, a cui rimando per i dettagli un po' spinosi, è in realtà molto più complessa di così, ma in estrema sintesi, a seguito di un sopralluogo da parte della Soprintendenza nel 1973, un sopralluogo effettuato nell'appartamento Ansaldi di Roma, venne stilato da un soprintendente dell'epoca, Dario Durbè, insieme a Giulio Romano, un elenco topografico delle opere con delle attribuzioni fornite dallo stesso collezionista: uno strumento veramente preziosissimo perché era un elenco che riportava la collocazione delle opere ambiente per ambiente e che costituisce ancora oggi uno strumento di studio fondamentale su più livelli, soprattutto se confrontato con le fotografie che vi ho già mostrato prima, scattate circa nello stesso periodo, negli anni Settanta quindi, oggi conservate nell'ufficio vincoli della Soprintendenza di Firenze, che ringrazio per avermi permesso di di vederle. Nonostante la dichiarazione di interesse della collezione e la posizione del vincolo avvenuta solo nel 76 e solo su una parte della collezione, tra l'altro quella del secondo Ottocento della prima metà del Novecento. Dopo varie traversie la collezione non venne continuamente donata alla Cassa di risparmio di Lucca. Nel suo testamento quindi Giulio Romano, dopo aver designato la sua compagna, la storica dell'arte polacca Halina Waga, come erede universale, decise di destinare tutti i quadri delle sculture della collezione di famiglia sino a quel momento, appunto, conservate a Roma dove viveva Giulio, all'Accademia dei Lincei come prima scelta, all'Accademia di di San Luca come seconda, qualora la prima per qualche motivo avesse voluto rinunciare, e infine allo Stato nel caso in cui anche i secondi avessero declinato. Cosa che è accaduta tra l'altro. Dopo una prima risposta positiva da parte dei terzi, quindi della galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, a prendersi che fu l'ente a prendersi carico della collezione, le opere furono quindi trasportate nel 1983 da Casa Ansaldi ai locali della galleria che erano destinati poi a rivenire i laboratori di restauro. In questa occasione, dettaglio molto importante per il lavoro che poi si è fatto l'estate scorsa, venne apposto un bollino rosso sulle opere con una lettera corrispondente alla stanza della casa dove erano indicate le opere e a seguire un numero progressivo che contraddistingue le opere collocate in ogni stanza, seguendo appunto l'elenco topografico del 1973, cosa fondamentale per poi capire dove stavano le opere nella casa, appunto.
In realtà poi col passare del tempo ci si rese conto anche a Roma della difficoltà di gestire una donazione di oltre 3000 pezzi tra pitture e sculture e si propose quindi di offrire la collezione alla città di Pescia, per ovvi motivi e i legami con la famiglia. La Soprintendenza di Firenze caldeggiò molto l'acquisizione al punto che inviò degli emissari per un sopralluogo a Roma e nonostante i pareri non fossero esattamente unanimi, visto il (cito) "livello mediocre" di alcune opere, il Comune valutò con attenzione la possibilità e finì con l'accettare la donazione con tutto quello che ne conseguiva. Nel marzo dell'89, finalmente dunque una ditta di Roma specializzata nel trasporto di opere d'arte provvedeva l'imballaggio di casse di legno di tutte le opere perché venissero trasportate a Pescia.
E finalmente arriviamo a noi. Sede prescelta per la collocazione delle opere fu Palazzo Galeotti che all'epoca ospitava la biblioteca comunale intitolata a Carlo Magnani. Della notizia e dell'entusiasmo per l'arrivo della collezione si trova tranquillamente traccia sui quotidiani dell'epoca dove sono diversi i trafiletti che con toni veramente molto entusiastici almeno all'inizio accolgono notizia con anche dei brevi approfondimenti dedicati ad alcune opere come la Vendemmia di Francesco Gioli che vedete e che da allora (cioè dall'89) è ancora collocata nella sala del Consiglio del Palazzo del Vicario, quindi in Comune, come vedete in questa fotografia, dove si trova anche il ritratto di donna usato come immagine di locandina.
Ben presto però i toni cambiarono e accanto a piccoli approfondimenti e anticipazioni sulla collezione si può iniziare a percepire veramente una crescente preoccupazione per il destino delle opere. "Troppe le opere da catalogare", ad esempio. "Il museo civico va in ferie". In effetti il museo sommerso dalle casse, che erano 84, in attesa di una ricollocazione fu chiuso dal 1999 fino al 2020. Fortunatamente però, già poco dopo l'arrivo delle opere si avviò una prima campagna di catalogazione che si concluse nel nel 1991 e per l'occasione vennero redatti degli elenchi un po' più accurati delle opere. Venne condotta una campagna fotografica su alcuni pezzi, ritenuti i più significativi, e tutte le informazioni sono poi confluite nel Catalogo generale dei Beni culturali. Ciononostante, salvo qualche raro caso, al termine della campagna di
catalogazione le opere furono ricollocate e imballate nelle casse. Le rare occasioni a cui mi riferisco sono realtà state già rievocate, in parte. Penso alla mostra tenutasi a Pescia nel 1994, dedicata alle sculture sacre di Alceo Dossena, o ancora alla grande mostra dedicata all'artista al MART di Rovereto, nel 2021, che per la prima volta ha anche permesso di mostrare le opere della collezione in altra sede, al di fuori di Pescia. Una selezione delle opere, tra l'altro, tornate da Rovereto nella primavera del 2022, è stata allestita al pian terreno di Palazzo Galeotti, perlomeno per renderle visibili al pubblico, dove sono rimaste fino a settembre dello scorso anno, del 2025. Quanto al resto, l'unico dipinto esposto nell'esposizione permanente facente parte della collezione saldi si trova al piano nobile di Palazzo Galeotti ed è il San Giovanni Evangelista, appunto di Giovanni Andrea Ansaldo, l'avo pittore della famiglia che risulta essere parte delle collezioni già ab antiquo.
Dopo questa lunga premessa, doverosa però, possiamo fare un salto temporale e arrivare a quasi un anno fa, quando, grazie a un finanziamento e a degli sforzi congiunti da parte di vari enti e istituzioni (l'Associazione Italia Fenice, la Scuola IMT Alti Studi di Lucca, la Regione Toscana, il Comune di Pescia e Pescia Musei), si è avviato un progetto biennale di ricerca dal titolo "Opere invisibili. Le collezioni otto e novecentesche dei Musei Civici di Pescia", che prevede lo studio e la catalogazione di una parte delle opere.
Questa è la situazione in cui versavano i depositi di Palazzo Galeotti, situazione che ha richiesto veramente uno sforzo corale, non solo mio. Infatti dovrei ringraziare tantissime persone che mi hanno aiutato oltre a coloro che ho già ringraziato, tra cui Luigi Del Tredici, Massimiliano Mariani, Clelia Mori, insomma tutto il personale sia del comune che del museo, che in vario modo ha supportato le mie attività in quest'anno.
Molte opere erano ancora imballate nel pluriball, nelle casse di legno o in carta dagli anni Novanta, talvolta con materiale, appunto, come già stato sottolineato, non idoneo oggigiorno una corretta conservazione museale. La primissima cosa da fare, quindi, è stata ricavare spazio perché non c'era spazio, non si passava sistemando, togliendo le opere dalle casse, dagli involti e trovando una nuova collocazione che fosse anche adatta alle esigenze conservative che le le opere richiedevano. Vi faccio passare qualche immagine perché appunto come prima cosa abbiamo dovuto iniziare a svuotare le scatole che erano ancora piene. Faccio passare appunto qualche fotografia di repertorio per darvi idea. E questo, diciamo, ha implicato anche una quantità inimmaginabile di rifiuti da smaltire che ha richiesto altro tempo. Tutta l'estate si è passata, così finché non ha iniziato a diventare un luogo abitabile e dove siamo riusciti mano ad allestire, diciamo, un ambiente di lavoro più consono. Faccio sempre passare qualche immagine, giusto per darvi l'idea proprio della mole di questa di questa collezione. Man mano che si liberavano i locali dall'incontro delle opere finalmente si
è potuto iniziare a vedere le opere una ad una. E con ciò intendo anche maneggiarle, fotografarle, fronte e retro, misurarle analizzando lo stato di conservazione eventuale presenza di firme, iscrizioni, timbri, sigillo via dicendo. Qua è un esempio di un'opera che vi ho messo non perché è particolarmente significativa, ma perché è in rame, quindi anche la difficoltà di fotografare certe opere e con un'iscrizione antica sul retro.
Ciò è stato fatto con un criterio, riportando su un database tutti i dati ottenuti insieme a indicazioni in merito alla nuova collocazione delle opere, perché veramente le opere non si trovavano, cioè magari c'erano due, tre, quattro casse una sopra l'altra e quindi se anche una delle opere sapevamo che fosse nella cassa numero 26 non si poteva prendere. Con questo metodo invece si è creato appunto un database con il numero della cassa in cui doveva essere conservata l'opera per avere poi un riscontro anche con la documentazione che avevamo col numero di inventario, con la lista qui apparteneva l'opera, di quelle liste A, B C e D che i ho mostrato prima, e un riferimento alla scheda OA del catalogo generale dei beni culturali per poter collegare le opere più facilmente alla collocazione in rastrelliera o su scaffale. Infatti è stata fondamentale la presenza di già una rastrelliera, quando sono arrivata, che era quella di cui parlava Claudia, su cui aveva iniziato a lavorare (non so quando, di notte, forse? Comunque nei ritagli di tempo) e se n'è unita poi
un'altra di rastrelliera più grande dove finalmente si sono iniziati a mettere i dipinti per guadagnare spazio. Tra l'altro non tutti dipinti, un dettaglio che può sembrare superfluo, ma in realtà fondamentale erano provvisti di attaccai di ganci e quindi dopo aver sentito il parere di restauratori, della Soprintendenza e via dicendo, abbiamo acquistato quelle che erano le attaccaglie più adatte alle nostre esigenze e insieme a a delle viti che abbiamo acquistato al posto di chiodi per potere avvitare in buchi
magari già presenti sui telai e arrecare meno stress possibile alle opere, siamo riusciti a rendere le opere "appendibili" e per questo devo veramente ringraziare Emanuele Pellegrini, che mi ha aiutato molto. Quindi man mano le opere iniziavano a essere gestibili. Come vedete qua sono accatastate, ma con dei fogli pluriball per proteggerle dopo anni in cui, appunto, non erano state conservate nella maniera ideale e finalmente hanno iniziato a prendere vita le rastrelliere, anche se non tutte le opere avevano bisogno di essere appese, alcune erano di formato troppo grande oppure erano troppo pesanti per essere appese, quindi sono state riposte su delle scaffalature. Altre invece, vedete la mia mano con questo mini pacchetto di bozzetti, erano veramente troppo piccole, quindi abbiamo ricavato degli spazi anche in base al formato delle opere e qua vedete le varie scaffalature che man mano si riempiono. Talvolta ci siamo dovuti ingegnare anche per fotografare delle opere che erano veramente difficili da fotografare, quasi infotografabili. Ad esempio, c'erano molte tele sciolte, quindi delle tele senza telaio che le sostenesse e quindi grazie a Brooks Walker, che veramente ci devo ringraziare per tutto l'aiuto in questi mesi, si è riusciti a creare un sistema pseudo professionale direi per avere la possibilità di fotografare queste opere nonostante fossero tele sciolte. E devo dire, guardando le le fotografie, mi ha veramente stupito il fatto che in casa gli Ansaldi avessero le tele sciolte appese alle pareti senza telaio.
Alcune fortunatamente sono state restaurate dopo pochi mesi dal loro trasferimento a Pescia, quindi nella nell'immagine ne ho messe due come esempio che riuscite a vedere, giusto? Sono queste due tele che ho messo qua come appaiono invece oggi, restaurate e fissate su telaio. Non necessariamente, tra l'altro, le tele sciolte sono quelle di qualità più bassa, anzi, talvolta si tratta, come in questo caso, di dipinti interessanti, magari anche firmati, che però richiedono più cure e leggete anche, tra parentesi, più sforzi economici anche in vista di una futura esposizione rispetto ad altre e per questo va fatto un ragionamento anche in questa direzione perché implica uno sforzo economico maggiore rispetto a quello già preventivato per tutte queste tele sciolte da gestire. Ci sono poi dei casi limite veramente come questo la certo apparentemente di nessuno valore, che penso che si possa in realtà ricondurre alle già citate tele con la Vendemmia di Gioli. Mi sembra abbastanza eloquente il confronto: probabilmente dovevano essere la parte sopra di una delle due. E la cosa strana è che le fotografie storiche presenti in Soprintendenza Firenze in realtà attestano che le opere erano già conservate in questa maniera ed erano già state probabilmente messe sul telaio nell'appartamento Ansaldi.
Quindi un'altra questione che si apre è: avrebbe senso un domani pensare di ricongiungere la parte mancante?
Sono tutte domande che non sono banali e insomma dovremo rispondere verso un un domani.
Ci sono poi opere curiose per dimensione. Questa veramente è un'opera grande così, però firmata, quindi un po' una. Ci sono opere dal formato curioso o dalla funzione curiosa con questi tamburelli. Uno di questi, tra l'altro, ha una firma che va verificata, non so ancora dirvi se è autentica o meno, però è una firma di Domenico Morelli, con una descrizione sul retro che ci indica anche dove trovarla, probabilmente apposta dal dal collezionista stesso che era solito scrivere delle attribuzioni sul retro delle opere. O, ancora, abbiamo delle tavolozze dipinte. Questa è addirittura firmata da Giuseppe Costantini, un artista napoletano che rappresentano un'orazione funebre con la funesta iscrizione in latino che tradotta sarebbe "oggi tocca a te, domani a me" quindi insomma degli oggetti bizzarri e divertenti che bisogna un po' capire anche come esporre al pubblico, senza parlare poi di questo zoccolo dipinto che è proprio l'apice.
Quindi questo è il lavoro dei primi mesi, a cui poi si sono affiancati i progetti di valorizzazione. Come avrete capito, la collezione è veramente eterogenea, non è banale trovare una formula che possa valorizzarla sia nel singolo pezzo che nel suo insieme, ma una prima occasione, appunto, per valorizzare almeno una parte della collezione in connessione, tra l'altro al territorio pesciatino, si è presentata durante l'organizzazione della mostra in corso su Luigi Norfini, organizzata a 200 anni dalla nascita dell'artista. Potete immaginarvi la sorpresa quando la scorsa estate mi sono trovato tra le mani un autoritratto firmato da Luigi Norfini sbucato da una delle varie casse della collezione Ansaldi e, ho poi controllato, effettivamente già registrato nell'inventario topografico. Si tratta di un autoritratto, poi ripreso, tra l'altro, dalla seconda moglie dell'artista e che è quello che vedete sulla sulla destra, che è adesso esposto in mostra a Lucca, nella sede lucchese della mostra. E quindi insomma ci ha stupito questa connessione inaspettata con Norfini, visto che gran parte della collezione, come vi dicevo, è stata formata dopo il trasferimento a Roma del dell'avvocato Carlo Francesco Ansaldi. Ma non è stata l'unica opera della collezione Ansaldi che si è deciso di esporre in quell'occasione. E questa è un'opera che, come vedete, dal cavalletto nel fotografare, tirata fuori da una delle varie casse, si è notato essere veramente di qualità.
Per di più sul retro, nonostante la condizione non ideale, appunto, dell'opera, c'era un'iscrizione che diceva: "Silvestro Lega, ritratto del fratello". Si è deciso quindi di mandarla in restauro. Tra l'altro, sono molto contenta perché oggi in sala ci sono anche le due restauratrici che si sono prese cura della della tela che sono Silvia Zecchini e Elena Cupisti che oltre ad aver fatto un ottimo lavoro riportando l'opera a quello che doveva essere, ci ha tenuto aggiornato man mano che si procedeva e quindi Silvestra Bietoletti che ha schedato l'opera in vista delle esposizioni in mostra qua nella sede pesciatina ha confermato la paternità l'attribuzione dell'opera a Silvestro Lega, che avendo studiato con Luigi Norfini all'Accademia di Firenze e avendo combattuto accanto a lui ad alcune importanti battaglie del Risorgimento italiano ha reso l'opera, diciamo, idonea per essere esposta per la prima volta in mostra e quindi la potete vedere. La potete vedere accanto a un'altra opera sempre dalla collezione Ansaldi: questo bel ritratto che sul retro aveva una nota manoscritta a lapis, utile per identificare l'effigiato, cioè Quintino Sella, celebre statista nei primi anni del Regno d'Italia, personaggio cardine sempre dell'Italia unitaria. Fortunatamente di lui esistono diversi ritratti, tra qui c'era quello di Domenico Morelli realizzato postumo a partire dalla fotografia che vedete in centro. Un altro ritratto famoso è quello di Francesco Folli che è conservato nel paese natale di Quintino, a Biella. Quindi avevamo dei termini di paragone per confermare che si trattasse di Quintino Sella. Qua vedete l'opera prima e dopo il restauro, se non fosse che nel corso del restauro, la rimozione della vernice ha portato alla luce anche la firma dell'artista, ovvero Domenico Morelli. Quindi è stata veramente una sorpresa, un altro esempio di come questa collezione finora un po' trascurata, in realtà eh possa regalarci delle perle e quindi oggi trovate le due opere nella mostra che è visitabile fino al 26 aprile, nelle sale rinnovate per l'occasione di Palazzo Galeotti. I dipinti sono stati quindi esposti e e siamo a tre dipinti. Gli altri?
È una collezione veramente con mille sfaccettature e alla fine di questo lavoro preliminare, faticoso ma divertente, durato dei mesi, è un po' arrivato il momento di iniziare effettivamente a studiare, a interpretare la mole immane del materiale nella collezione. E devo dire ancora una volta il trafiletto che descrive un po' l'anima del collezionista si è rivelato abbastanza interessante, cioè un appiglio anche per intraprendere lo studio della collezione e comprenderne un po' meglio l'essenza. Infatti si parla qua di Carlo Francesco, è sempre quello che vi leggevo prima e lo si descrive così: "Vivace di spirito e scherzoso, Carlo Francesco era riuscito facilmente a cattivarsi l'animo di molti e fra i tanti artisti che aveva conosciuto ve ne sono di famosi, come [Francesco Paolo] Michetti". Qui vedete sulla sinistra un ritratto di Ciociara che è un disegno veramente molto affascinante. [Antonio] Mancini: qui invece vi mostro un ritratto di un uomo di profilo, interessante anche per la storia collezionistica dell'opera, perché sul retro c'è tutta un'iscrizione che non vi sto a leggere però attesta la paternità dell'opera. L'attribuzione quindi ad Antonio Mancini, grande artista [napoletano] di cui ci sono diverse opere in collezione Ansaldi e qua a fare questa autentica è questa Teresa Serafini, vedova Brugnoli, cioè vedova di quell'Annibale Brugnoli, perugino di nascita ma attivo a Roma, tra l'altro accanto anche ad altri artisti abbastanza fondamentali del periodo e quindi era proprietaria della tavoletta, perché si tratta di una tavoletta, e questa tavoletta a un certo punto finisce in collezione Ansaldi. Ho pensato potesse essere un esempio curioso per far capire come cioè la visione delle opere fronte retro sia stata fondamentale anche per capire di più sulla collezione stessa.
Quindi si diceva: ce ne sono famosi come Michetti, Mancini, Raggio. Giuseppe Raggio, pittore ligure, trapiantato a Roma, ricordato tra i XXV della campagna romana ad esempio o [Onorato] Carlandi, anche lui attivo a Roma gli stessi anni, di cui si conserva questo acquerello con questo bambino che gioca per strada. Altri oggi giustamente negletti come quelle Enrique Serra: artista spagnolo, anche egli a Roma, che amava fiammeggianti tramonti su paesaggi solitari. Come vedete qua abbiamo un quadro che in realtà è di grande formato, è circa 1,60 x 90 cm. Scusate, stavo leggendo: "amava fiammeggianti tramonti su paesaggi solitari o Pio Joris". Joris, altro pittore apprezzatissimo della fine dell'Ottocento/inizio Novecento a Roma, sul quale vorrei spendere un istante perché il pezzo in collezione Ansaldi penso si possa identificare con maggiore precisione sulla base di un taccuino con tutti i disegni di Pio Joris conservato all'Istituto Nazionale per la Grafica che appunto consegna e conserva diversi disegni dell'artista e penso che anche in questo caso si possa capire facilmente come questo sia esattamente il disegno preparatorio per l'opera in collezione Ansaldi, quindi si possa datare attorno alla data del disegno che recita "Aracoeli 21 marzo 1913, Venerdì Santo". Quindi quello che è in collezione Ansaldi è appunto una rappresentazione del Venerdì Santo nella Basilica romana dell'Araceoli databile attorno al 1913: un soggetto più volte interpretato da Pio Joris, sia come Giovedì santo che come Venerdì santo. Sono diverse le opere anche apparse sul mercato [dell'arte] con questi titoli, però non c'è dubbio che in questo caso il disegno si riferisca a quello della collezione Ansaldi. E questo è un è solo uno dei vari in collezione, così come ce ne sono altri di Raggio, altri di artisti, appunto, più o meno moti. E infatti tornando a quanto si diceva prima, un altro artista molto rappresentato nella collezione è Alessandro Battaglia. Romano, autore di questa bella ciociara di profilo, datata al 1885 e firmata, e autore anche di questa veduta di Maccarese datata 1914 in basso a destra e con una dedica proprio "all'amico avvocato Ansaldi, affettuosamente Alessandro Battaglia 1917", il che implica una conoscenza tra i due. E questo è un aspetto, questo delle dediche che si ritrova in una buona parte della collezione e che indica anche la frequentazione di questi artisti, come si diceva all'inizio, o in via Margutta o comunque nelle zone più centrali di Roma, tra non tanto fine Ottocento perché, appunto, lui arriva più avanti a Roma, ma nei primissimi anni del Novecento, quando l'Urbe era veramente in una fase di fermento culturale, anche per il mercato artistico. Quindi penso che sia interessante mettere l'attenzione su questo punto, sul rapporto proprio con gli artisti.
Altri artisti poi del tutto dimenticati che sono in collezione e che aspettano anch'essi la loro rivalutazione come quel "Rocchi [Francesco de Rocchi] allievo di Raggio", che è il pittore che abbiamo già visto prima, ligure o "Augusto Daini, valente acquerellista noto soprattutto oltr'Alpe". Ecco, anche Augusto Daini è una figura di cui si sa veramente pochissimo, ha esposto in alcune delle esposizioni romane e veneziane di inizio Novecento, però è un pittore che merita ancora una messa a fuoco e anche in questo caso abbiamo un rapporto proprio stretto tra i due, visto che lui gli manda un autoritratto con la dedica "all'amico avvocato Ansaldi Augusto Daini" e devo dire che è un pittore che forse guadagna dalla collezione Ansaldi perché accanto alle scenette di genere che sono quelle per cui di solito viene ricordato, come questa scena all'osteria sulla destra, ci sono anche dei pezzi veramente più poetici come quello del ritratto di donna per ora ancora ignoto, purtroppo, che realizza e che si trova in collezione appunto.
"Fra i viventi si possono ricordare", ci dice sempre il trafiletto, "Carlo Siviero": pittore napoletano, che anche in questo caso, con questa veduta di Capri lascia una dedica che spero di riuscire a farvi vedere perché era invisibile a occhio nudo e solo con la torcia UV si è potuta recuperare, quindi c'è tutta una lunga iscrizione su quest'opera che indica "all'amico carissimo avvocato Ansaldi, ricordo affettuoso di Siviero a Roma Pasqua 1927". Quindi veramente è uno di quei casi in cui i puntini si uniscono, visto che Siviero era comunque un frequentatore anche di Roma e questo implica un rapporto personale tra i due, chiaramente. Altri artisti che sono ricordati come Sigismondo Meyer, autore di questa sacra conversazione, un artista di origini svizzere ma anche lui residente e comunque attivo a Roma e Umberto Coromaldi, uno del gruppo degli acquerellisti romani così come Alessandro Battaglia e Pio Joris, quindi era proprio una cerchia che evidentemente l'Ansaldi frequentava, da cui magari non ricavava i pezzi migliori che questi artisti potevano produrre perché come ci dice, appunto, il necrologio, non aveva grandi possibilità. Parliamo comunque di un collezionismo borghese, di un collezionismo che non è quello di un committente facoltoso, di un mecenate, ma di un uomo che veramente era preso da questa quasi febbrile attività collezionistica che desiderava circondarsi di dipinti e quindi qua abbiamo una donna con anfora, un pastello in realtà stavolta molto bello realizzato da Coromaldi e anche sempre ad esempio, una donna alla toilette.
"E come come si vede parecchi notevoli rappresentanti dell'Ottocento o della tradizione ottocentesca gli passarono accanto, furono con lui in contatto, cambiarono con lui idee e talvolta - né maggior piacere avrebbero potuto procurargli - gli dedicarono opere proprie". Infatti, oltre alle varie dediche, vi aggiungo anche questo ritratto che è firmato da un artista, di nuovo, semisconosciuto, ossia Romano Corradetti, che gli manda un ricordo, cioè lo firma "per ricordo [nel] 1917".
Avviandomi quindi alla conclusione, come valorizzare, studiare e restituire al pubblico una collezione di oltre 3.000 pezzi? Non ho esattamente una risposta, però vi posso dire quello che stiamo provando a fare.
Innanzitutto al momento Brook Walker che è il fotografo, diciamo, del museo, anche se forse è un po' riduttivo chiamarlo così perché si occupa anche della grafica e del sito web, e che ringrazio, sta svolgendo una campagna fotografica con un setting, vedete, abbastanza suggestivo e sta dopo una selezione dei pezzi più significativi li sta fotografando prima che vadano incontro a un restauro, per poi essere esposti al pubblico sempre dopo aver fatto una attenta selezione basata su vari criteri: qualitativi, sì, in primis, ma anche rispettando, come anticipava Claudio Pizzorusso la conformazione della collezione nell'appartamento Ansaldi, attraverso anche i fotografie che avete già visto e quindi rievocando un po' quell'atmosfera di una quadreria andata a formarsi nella Roma dei primi decenni del Novecento
E quindi tutte le opere che erano state ben disposte sono state ritirate fuori, ma è stato comunque divertente. Le abbiamo messe per terra, abbiamo iniziato a vederle, a studiarle, ci sono quelle che magari vorremmo esporre, ma banalmente non hanno una cornice e quindi di nuovo, non per essere venali, ma implica uno sforzo anche economico maggiore e ci sono opere che invece magari hanno una cornice bellissima, ma sono poco significative o non rappresentative del gusto del collezionista, quindi insomma si è veramente fatto ragionamenti su più livelli e alla fine siamo un po' giunti a almeno una piccola base di partenza. Quindi, per chiudere, io vi presento una primissima selezione di alcuni dei pezzi, una sorta di anteprima, uno spoiler, chiamiamolo come vogliamo, dei pezzi messi a quadreria, con un horror vacui che è proprio l'effetto che vorremmo rievocare perché era quello in cui viveva quotidianamente il collezionista, ma anche chi dopo di lui prese in mano la collezione, quindi il figlio, Giulio Romano.
E quanto al resto, speriamo di potervi mostrare tutto, appunto, entro dicembre 2026, quando per la prima volta verranno aperte di nuovo al pubblico le sale del primo piano, attualmente in ristrutturazione con il nuovo allestimento della collezione Ansaldi. Grazie per l'attenzione.
Ecco, ovviamente se ci fossero domande spero di poter e saper rispondere.
Ho visto all'inizio che avete fatto vedere un quadro di Giovanni Boldini, perché si riconosce abbastanza bene un Boldini. Lei si riferisce alla prima slides? Eh no, questo non è un Boldini, è un quadro molto complicato ed è stato emesso come copertina perché è una sorta di provocazione, nel senso che gli inventari antichi (intendo quelli che vi ho fatto vedere, quelli topografici redatti negli anni Settanta con l'aiuto di Giulio Romano che, ricordo, era storico dell'arte) lo danno senza esitazione a Bruno Ximenes che è un artista semisconosciuto, di cui non esiste bibliografia, se non qualche traccia qua e là, attivo però come ritrattista. Ho trovato un paio di suoi pezzi in un'asta. Diciamo che uno a vederlo così può pensare subito anche a [Antoniio Mancini]. Anche queste maniche, no? Il periodo è lo stesso, io dicevo così perché ci sono anche altre opere di o da Boldini nella collezione e magari erano tra quelle che ho fatto vedere di passaggio nelle fotografie d'epoca. Magari Sara forse è utile dire che Boldini ci sono, ma non si sa se veri. Sì, insomma, non volevo essere così esplicita, però un altro problema della collezione sono i falsi o presunti tali e l'autenticità. Diciamo che finché Alessandro Battaglia firma un'opera all'avvocato Ansaldi nel 1917 è abbastanza sereno che siamo davanti a un'opera originale. Ci si può credere. Questo è un tema molto spinoso e quindi quando mi ha detto Boldini pensavo si riferisse a un altro Boldini che però non siamo sicuri che sia autentico, perché sarebbe un po' fuori dai suoi schemi e però è firmato, il che lo renda ancora più sospetto. Fattori, Signorini. Insomma questa anche questo Lega, no? Sì, però lì diciamo che quel fatto che non è firmato, ma che la qualità è molto molto alta e che una studiosa del calibro di Silvestra Bietoletti che tra l'altro settimane fa mi ha preceduto in di questi incontri parlando della ritrattistica dell'Ottocento, insomma è il parere di una persona che ha dedicato molti anni a quel tema, quindi se già a noi sembrava di buona qualità e lei è serena nel ricondurlo a Lega siamo tranquilli anche noi. Su artisti come Fattori, tante volte, Signorini anche, ma cioè si parla di 3000 pezzi, quindi ce n'è per tutti i gusti. Sì, però questo non è un Boldini, o meno non credo che lo sia. Però il tratto... Diciamo l'orizzonte culturale. Io ho visto molto perché ho abitato per tre anche a Ferrara. Ah, ecco, quindi ce l'ha negli occhi. Sì, questo me la ricordato molto. No, anzi, grazie per per il suggerimento. Ci penserò.
Ci sono anche disegni nella collezione? Sì, ci sono dei disegni che sono quelli di Innocenzo Ansaldi, come appunto avevo mostrato proprio a livello così per dare di impressione questo disegno. Tra l'altro il fatto che sia en reverse fa pensare che magari si sia ispirato a un'incisione op che sia preparatorio, non so. Comunque ci sono dei disegni di Innocenzo Ansaldi che è attivo sia come pittore che come disegnatore. E sì, quelli sono già conservati in una cassettiera. Eh prossimo assegno, quello prossimo assegno. Anche Livia Fasolo li aveva studiati e sono stati catalogati da Simona Lunati. Sì, quello è un fondo che ha già una sua organizzazione,
quantomeno, però sì, però vanno studiati, vanno studiati come tutto il resto. Beh, se qualcuno vuole venire ad aiutarci, c'è ancora tanto da fare. Sapete dove trovarsi a Palazzo Galeotti.
No, volevo aggiungere e la cosa che mi interessava aggiungere per far capire quanto lavoro c'è alle spalle. Mi sembra che si sia capito bene quanto lavoro ha fatto la Sara proprio appunto da come dire "da Lombarda", come si dice noi, ma ha fatto un lavoro immenso in pochi mesi. Eh, cioè questo è veramente voglio dire io spero che Sara continuerà a lavorare con noi nei prossimi anni. Anche io.
Mostra al Museo Palazzo Galeotti
Venerdì, Sabato, Domenica
Orari: 10 ~ 13, 15 ~ 18
fino a 26 Aprile, 2026
a cura di Luisa Berretti, Emanuele Pellegrini ed Ettore Spalletti
In occasione del bicentenario della nascita, il pittore Luigi Norfini (Pescia 1825–Lucca 1909) viene per la prima volta celebrato attraverso la mostra monografica Il pittore del re — Luigi Norfini nell'Italia del Risorgimento.
La mostra è aperta al pubblico dal 20 dicembre 2025 al 26 aprile 2026 nelle due sedi di Lucca, Museo Nazionale di Villa Guinigi, e di Pescia, Museo Palazzo Galeotti.
Il progetto espositivo propone un percorso inedito volto a ricostruire la figura di un pittore e patriota oggi scarsamente conosciuto, ma protagonista non minore degli avvenimenti figurativi, politici e culturali della seconda metà del diciannovesimo secolo.
Attraverso una selezione di dipinti e disegni, la mostra indaga il contributo di Norfini alla formazione dell’immaginario visivo del Risorgimento italiano, senza tralasciare una produzione ritrattistica, spesso raffinata, per Casa Savoia e per la nascente borghesia italiana.
L’iniziativa, frutto della collaborazione tra Regione, Comuni, Scuola IMT Alti Studi di Lucca, offre un’occasione di approfondimento e riscoperta di un artista che seppe portare alla luce lo spirito di un’Italia in costruzione.
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Pescia Musei ringrazia la dott.ssa Sara Tonni per il suo fondamentale contributo nel rendere possibile questa mostra.
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Fotografie per la mostra: Simona Romani, Sara Tonni
Comunicato stampa
a cura di Luisa Berretti, Emanuele Pellegrini, Ettore Spalletti
Casermetta del Museo Nazionale di Villa Guinigi, Lucca
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Museo Palazzo Galeotti, Pescia
20 dicembre 2025 – 26 aprile 2026
Dal 20 dicembre 2025 al 26 aprile 2026 la Casermetta del Museo Nazionale di Villa Guinigi di Lucca e il Museo Palazzo Galeotti di Pescia ospitano Il PITTORE DEL RE Luigi Norfini nell’Italia del Risorgimento, la prima grande mostra monografica dedicata a Luigi Norfini (Pescia 1825–Lucca 1909), in occasione del bicentenario della nascita.
Figura centrale nella costruzione dell’immaginario risorgimentale e protagonista della vita culturale toscana di fine Ottocento, Norfini torna oggi al centro dell’attenzione con un progetto che ne riscopre la modernità e il ruolo di interprete della nuova identità nazionale.
Curata da Luisa Berretti, Emanuele Pellegrini ed Ettore Spalletti, l’esposizione rappresenta un’occasione unica per rivivere una stagione cruciale dell’arte italiana. Riunisce per la prima volta oltre trenta dipinti del maestro, posti in dialogo con opere dei protagonisti della pittura del Risorgimento come Giovanni Fattori, suo amico e coetaneo, Silvestro Lega, Telemaco Signorini, insieme a prestiti provenienti da musei di Milano, Torino e Firenze e da collezioni private, molti dei quali mai esposti al pubblico. Il percorso trova un ideale completamento nelle opere di Norfini conservate nella collezione permanente del Museo Nazionale di Palazzo Mansi.
Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze sotto la guida di Giuseppe Bezzuoli, Norfini partecipò alle Guerre di Indipendenza come volontario a Curtatone, realizzando una serie di disegni direttamente sul campo che restano tra le testimonianze più vive del Risorgimento. Legato a Casa Savoia e alle istituzioni accademiche fiorentine e lucchesi, di cui ricoprì anche il ruolo di direttore, svolse un’intensa attività pubblica, organizzando mostre e promuovendo la tutela del patrimonio artistico. A Lucca, città della sua maturità, divenne un punto di riferimento per la cultura figurativa locale e nazionale.
La mostra racconta una vicenda tutta da riscoprire: quella di un artista capace di dare un volto all’Italia che stava nascendo, autore di grandi quadri di battaglia e raffinato ritrattista della nuova borghesia e dei primi sovrani d’Italia. Tra le opere emblematiche spicca il Ritratto di Vittorio Emanuele II (1878), in cui la tensione tra ufficialità e presa dal vero raggiunge esiti di intensa modernità. Nel corso di oltre mezzo secolo, Norfini contribuì a definire il linguaggio visivo della Toscana ottocentesca, unendo impegno civile e sensibilità artistica.
Organizzata in sezioni tematiche, l’esposizione, oltre a mettere in luce la storia e la carriera del pittore, a partire dagli esordi, attraversa la storia italiana dall’Unità ai primi anni del Novecento, evocando i protagonisti e gli episodi che ne segnarono il cammino – da Silvio Pellico a Vincenzo Gioberti e Giuseppe Giusti. Accosta opere suggestive e poco note: accanto alle grandi tele raffiguranti episodi di battaglie delle guerre di Indipendenza, presto entrate in possesso del re Vittorio Emanuele II, sono esposte opere di Carlo Ademollo, Fattori, Lega e Signorini, creando un confronto inedito e stimolante. Arricchiscono inoltre il percorso dipinti significativi, come la Visita del Re Vittorio Emanuele al Castello di Brolio (ca. 1870), eseguiti per i Baroni Ricasoli a Brolio, nel Chianti, per i quali decorò il Castello, testimonianza del forte legame con Bettino Ricasoli, e la tela Il Duca di Monmouth che chiede perdono (1873), realizzata per il collezionista inglese Frederick Stibbert, appartenente al filone di carattere storico e una serie di ritratti della nascente borghesia italiana, nonché gli ultimi, suggestivi, interni di studio. La mostra è stata anche l’occasione per valorizzare spazi museali di Villa Guinigi e di Palazzo Gaeleotti di a Pescia e opere restaurate ed estratte per l’occasione dai depositi.
Per tutta la durata della mostra saranno organizzate attività didattiche e visite guidate condotte da specialisti, oltre a laboratori dedicati alle scuole, per avvicinare il pubblico di tutte le età alla figura di Norfini e al contesto del suo tempo.
Luigi Norfini
Pittore, patriota e maestro, Luigi Norfini (Pescia, 1825 – Lucca, 1909) fu interprete d’eccezione del suo tempo. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze con Giuseppe Bezzuoli e Luigi Mussini, l’artista conobbe il fermento culturale che animava la Toscana dell’Ottocento, stringendo amicizie con i protagonisti della pittura del momento, tra cui Giovanni Fattori e Silvestro Lega. Norfini visse in prima persona il Risorgimento: nel 1848 partì volontario per combattere a Curtatone, un'esperienza fondamentale per la sua vicenda umana e la sua pratica artistica. Le grandi tele che dedica alle battaglie di Novara, Palestro e San Martino raccontano l’Italia che nasce ma anche la dignità e il coraggio degli uomini e le donne che la stavano costruendo. Il suo talento fu presto riconosciuto e apprezzato anche dai Savoia: realizzò infatti diversi dipinti per i primi sovrani d'Italia, tra cui il grande ritratto di Vittorio Emanuele II per la sala del Trono del Palazzo del Quirinale. Accanto alla pittura di storia, Norfini fu un raffinato ritrattista della nascente borghesia italiana: banchieri, avvocati ed eruditi che si affidarono al suo pennello capace di cogliere, con eleganza e modernità, l’essenza dell’individuo. Direttore del Regio Istituto di Belle Arti di Lucca per oltre vent’anni, membro di numerose accademie e insignito di svariati premi, Norfini fu un instancabile promotore di cultura e apprezzato maestro, lasciando un’impronta decisiva nei numerosi allievi con cui mantenne relazioni profonde e affettuose per tutta la vita.
La mostra è promossa dai Musei Nazionali di Lucca, Direzione Regionale Musei della Toscana, Comune di Lucca, Scuola IMT Alti Studi, Lucca, Museo Palazzo Galeotti, Pescia, Comune di Pescia; realizzata con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, della Direzione Generale Musei, della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e della Regione Toscana.
Opere di Pescia Musei
mostra a cura di Livia Fasolo e Claudia Massi
8 febbraio — 7 settembre 2025
DUE SECOLI DI DISEGNO
Opere dei Musei di Pescia
8 Febbraio — 2 Giugno 2025
mostra a cura di Livia Fasolo e Claudia Massi
L'esposizione presenta disegni recentemente inventariati e riportati alla luce e si offre come una panoramica dell’arte del disegno approfondendo le opere di quattro artisti vissuti in momenti storici diversi: Alberico Carlini (1703-1777), Innocenzo Ansaldi (1734-1816), Luigi Norfini (1825-1909) e Libero Andreotti (1875-1933).
Questi artisti, nati tutti nel territorio di Pescia, si sono formati e hanno sviluppato le loro carriere anche in altri centri d’Italia o all’estero. Tutti hanno lasciato nella loro città natale tracce imprescindibili sotto forma di album, fogli e disegni di grande valore.
Ognuno dei nuclei presenti a Pescia è un unicum, che costituisce il più delle volte la sola testimonianza dell’attività grafica di questi artisti (come nel caso di Carlini e di Ansaldi). Anche per Norfini, pittore ottocentesco di battaglie dalla carriera più articolata di quanto non si credesse, i disegni conservati a Pescia sono uno dei gruppi più consistenti, insieme a quello del Gabinetto dei Disegni di Castello Sforzesco a Milano.
La quantità e la qualità dei disegni dello scultore Libero Andreotti, qui esposti non solo quali studi preparatori ma anche come opere dal valore autonomo, rendono il corpus grafico della Gipsoteca e dei musei di Pescia di estremo interesse per gli studiosi.
La mostra è anche il risultato del lavoro svolto da Simona Lunatici, che ha curato l’inventariazione delle opere grafiche: quasi mille disegni di Libero Andreotti e oltre mille stampe e disegni provenienti dal fondo antico e novecentesco del Museo Civico che saranno inseriti nel catalogo generale dei beni culturali.